domenica 27 settembre 2009
sabato 12 settembre 2009
giovedì 10 settembre 2009
sesso e amore e monocromia
Una distinzione che gia' la dice lunga sulla nostra necessita' di separazioni, di scissioni relazionali forse perche' del tutto incapaci di superare , senza perderci, la tendenza a fare delle penetrazioni un luogo senza paure.Come l'uscita a piedi da soli in una strada di campagna, o una passeggiata notturna in Via San Bernardo a Genova.Come quando bambini si entrava quasi di nascosto nelle vecchie cascine e castelli e chiese antiche in cerca di leggende e tesori.
Che questa nostra unica vita necessiti di estensioni delle immagini e' senz'altro vero.
MA che la persistenza di queste si debbano inumidire in un monocromo persistente e' forse l'unica estensione che ci resta come plausibile.
L'astrazione e la lentezza
L'uso di internet , della posta elettronica.Come una ferrari in corsa,il rumore visivo e' elevatissimo ,l'impressione mnesica profonda e sepolta come un un relitto di nave.
Resto ansimante e frenetico nella richiesta di conoscere . come quindici anni orsono
quando con poco piu di un ora prima dell'inizio dell'ambulatorio e con poco meno di un ora dalla partenza da casa arrivai a Gudo Gambaredo cercando di William Congdom.Volevo proporgli domande , chiede significati motivazioni delle sue opere delle sue superficii e colori che tanto mi ricordavano i miei orizzonti di terre e di erbe dense di umidita'.
MI fece sedere e restammo in silenzio per 45 minuti.Bevemmo un bicchiere di vino. Poi mi saluto' , caldo e sereno come un vecchio amico.
L'astrazione è il silenzio che intercorre tra le nostre des-opere e' l'Opera che chiede
solo la sosta ed il desiderio.
Cosi nasce slowness, come una riflessione silenziosa fatta di materie ricchissime e primarie. UN invito ad arrivare a bere un buon bicchiere di vino in silenzio con la presenza che amiamo.
lunedì 31 agosto 2009
lunedì 24 agosto 2009
sabato 15 agosto 2009
Capienze, linee aperte,e rosso magenta
La Valcuvia a Maccagno e' una conca acquosa.La memoria è ancora impressionata dal distendersi delle curve tutte aperte, ampie e colorate di verde che ci hanno carezzato dall'ingresso della valle; ci siam fermati qui; inn un parcheggio umido d'erba a ridosso del Giona, che, seppur povero di acque non manca nella rapidita' degli scrosci, di accennare a tempeste e storie di distruzioni.E qui è già una sosta del pensiero.Un edificio a ponte, robusto e teso, pronto ad ospitare nella leggerezza del vetro una intera storia. Una riflessione del tutto personale e scavata a colpi di raschietto in gola mi porta anche a notare un cimitero.Aperto, tutto di sassi di marmo colorato lucidati a specchio, pochi fiori, poche differenze.Certamente lontano e dissonante in materia e composizione dalla gentilezza dell'edificio del Museo che , da subito richiama precisione di apprezzamento della dilatazione, della femminile capienza del luogo e rispetto assoluto dei colori predominanti:il grigio ed il verde.>Ed il rosso dei serramenti?Una riga , un delimitare un po' fastidioso?E perche' non con il magenta che fa da sfondo al violetto del lago?I colori non sono simboli ma nella superfice che sottendono spingono ad allontanarci o a star vicino e non poteva forse neanche qui mancare un po' la violenza della pesantezza e lo spazio acido per le secche dei pensieri ormai tanti diffusi nelle plastiche di poco prezzo.All'ingresso del museo l'etica dell'immagine che invita a far coincidere i recinti agli oggetti con lo scenario è gia' divenuta regola.Sacripanti ci ospita in silenzi di astrazione.Parisi, paicevolissima conoscenza,e poi COlla grandioso leggero di ironie in Eccentrico in San Sebastiano, ma tanti altri meno noti che, finalmente non lasciano spazio a parole.L'interno del museo è uno di rari reperti di silenzio e di assoluto reperibili.Luce esatta, preciso e raro rispetto degli spazi per la grafica, decisivo il contrasto con gli spazi esterni pronti ad far entrare dai vetri immagini di gioco e di colazioni sull'erba, movimenti mosse al bello dal significato di questo bel museo.Mentre mi avvicinavo stavo pensando alle realta' pre-oggettuali .Il basamento. la cornice, il vetro, semplicemente lo spazio che sta davanti all'opera.La visione digitale rischia di far perdere il muoversi attorno, la necessità , appunto etica ed astratta dell'approssimazione.Necessaria come il percorso di avvicinamento allontanamento ad un cretto di Burri.Anche qui la cornice, il pre oggetto non è scomparso, è il vuoto prima dell'opera.Cosi anche la diafania del vetro, cosi il movimento attorno all'opera "museo" di chi gioca,corre e mangia e, di nascosto, fa l'amore.
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